L’allattamento mistico

Allattare esclusivamente è una pratica che eleva la donna a eroina stoica nel dolore e nella fatica. Io vi ammiro moltissimo, vi vedo lontane come una chimera ma so che ci siete!

Che poi immagino per voi sia comunque più facile rispetto come mi immagino io un allattamento esclusivo (secondo le mie proiezioni i miei capezzoli ad un certo punto cadono spontaneamente dopo l’ultima sfiancante poppata). Ma allattare comporta prima di tutto sacrificare ancora l’alimentazione junk food per una dieta più equilibrata, in secondo luogo sacrificare il proprio corpo e le proprie energie. Senza contare che l’allattamento a richiesta sacrifica anche il tempo.
[E mi raccomando ricordatevi di tenere tutto a portata di mano: fazzoletti, acqua, libro, telecomando, telefono… perchè non vi potete muovere per mezz’ora un’ora all’inizio e il tempo senza supporti non passa mai!]
Il problema dell’allattamento esclusivo materno è che non sai mai quanto ha mangiato. Ma pare che se bagna sei pannolini al giorno si è a cavallo. Se poi prende anche peso e cresce nei ha la conferma ufficiale.

L’esclusivo fatto di artificiale ti dà la grande certezza di sapere quanto e come mangia. E la cosa pare far felici non solo i genitori, ma sopratutto i parenti. Inoltre con l’artificiale è più facile regolarizzare i pasti e dare meglio un ritmo sonno/veglia. Unico neo dell’artificiale è capire qual’è quello migliore per tuo figlio..prezzo a parte.
[Altri problemi dell’artificiale sono i tempi di preparazione (niente pronto tetta immediato, ma scalda, dosa e miscela), e lavaggio e sterilizzazione del biberon. E per finire dare il biberon implica l’utilizzo di entrambe le mani, non c’è scampo.]

Poi c’è questa cosa fantasiosa e masochista che si chiama allattamento misto, e qui ci sono due scuole di pensiero:

  • lo allatti poi somministri un’aggiunta (e qui si aprono due strade, quella della doppia pesata, e quella del “vado a caso”)
  • qualche poppata la dai tu e per altre somministri interi biberon (anche qui pare vigere il caso)

in ogni caso è molto difficile da gestire, perchè combina pensieri e paure di entrambi i metodi di allattamento, più altri: non sai quanto prende da te (pare che la doppia pesata non sia proprio affidabile), non sai bene quanto dare di artificiale e a ogni problema intestinale o di inappetenza ti chiedi se devi cambiare latte, o se sei tu ad aver mangiato qualcosa che non va!

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Cose da non dire ad una mamma che sta allattando con difficoltà

  1. “Dici che il bambino ha fame? Lo tengo io mentre scaldi il biberon!”
  2. “Tizia sta anche lei dando l’artificiale, e poi anche Lui è cresciuto con l’artificiale”
  3. “Fa fatica ad attaccarlo perchè lei (segue elenco di 20 piaghe per cui voi e il vostro seno non siete adeguati allo scopo, l’elenco comprende anche l’invasione delle cavallette ), e lui si attacca male perchè (altro elenco, questa volta di 12 punti, lui è più piccolo ha meno colpe).”
  4. “Allattare è bellissimo, è un momento magico, goditelo!”
  5. “Il bambino mangia?” (questa è una domanda idiota in ogni caso)
  6. “Cresce?” (idem come sopra)
  7. “Bevi abbastanza?”
  8. “Mangi abbastanza?”
  1. Perchè dai per scontato che mi serva il biberon? Mi hanno dimessa con l’aggiunta, non con l’artificiale e stop!
  2. Perchè dici anche? Ma sopratutto, perchè pensi sia meglio l’artificiale del mio latte? O meglio, perchè insisti su questa storia invece di dire una cosa tipo “Che brava, nonostante le difficoltà ci provi lo stesso ad allattare:” no io sono la cattiva che allatta nonostante il dolore..
  3. Abbattere una persona che ha delle difficoltà con un elenco di cose che non vanno, non è mai una buona idea. Se il primo giorno in ospedale ci scherzavo su, il quindo giorno iniziavo ad avere problemi ad affrontare l’argomento senza piangere. E poi invece di dirmi solo cosa non va, fammi capire cosa posso fare per risolvere il problema no?
  4. Mi fa piacere che per te lo sia stato, ma se ti dico che sto male, magari per me non è così. Non fare la gran donna vantandoti di aver allattato tuo figlio fino in prima media, quando ti ho detto che ho dei problemi. O mi dai dei consigli costruttivi, oppure… anzi, in ogni caso cerca di comprendere perchè magari voglio mollare.
  5. Questa domanda mi ricorda tanto la domanda che mi facevano spesso negli ultimi mesi di gravidanza: “Si muove?”. Ma io dico, se la risposta fosse no, secondo te saremo qui a parlarne con tranquillità? Magari non sarei proprio qui se la risposta fosse no! Ma poi me lo chiedi perchè credi non mi sappia occupare di mio figlio? O semplicemente perchè non sai che altro chiedermi e allora facevi più bella figura a non chiedere niente??
  6. idem come sopra!
  7. Ecco, il tormento del bere perseguita la neomamma dalla gravidanza. Almeno 2 litri al giorno, che in allattamento possono essere anche 3! A volte vai talmente spesso in bagno che ti chiedi se l’acqua che bevi va anche nel latte o va tutta direttamente in vescica…
  8. La dieta dovrebbe essere sempre una dieta varia ed equilibrata con circa 500 calorie in più rispetto alla dieta pregravidanza. Varia la dieta è varia: l’ultima fetta di prosciutto, un pezzo di pane avanzato dalla sera precedente con sopra della maionese, mezza insalata appassita con un pomodoro transgenico e del primo sale stagionato (l’avevate iniziato 5 o 6 giorni fa?). Sull’equilibrato forse bisogna lavorarci ancora un po’. Sopratutto quando in preda alla stanchezza, o alla disperazione, mangiate chili di gelato, biscotti o cioccolato a seconda di quello che c’è in casa. E dire che vostra nonna vi racconta che a lei portavano da mangiare (?) brodo di pollo per tutti i 40 giorni del puerperio!

E infine cari Leche league e compagnia bella, ma perchè non fate una sezione che possono leggere anche le attettate senza sentirsi delle minorate del latte? Una sezione che magari raccoglie esperienze di chi ha avuto tanti problemi e ce l’ha fatta, con consigli pratici su come li ha risolti. No perchè se io ho già un male cane e ragadi da vendere anche con il paracapezzoli (che mi raccomando va usato per poco tempo e solo in caso di necessità!) e leggo che invece di 8 terribili poppate dovrei farne 12. Che se non si attacca abbastanza il seno produce meno latte, meno nutriente. Che le ore migliori sono proprio quelle in cui vorrei dormire. Che se si ingorga il seno dovrei mungermi. Che insomma la risposta ad ogni problema sembra essere sempre “Attaccarlo di più!”…

Se io leggo tutto questo, quando sono stanca, ho un capezzolo fresco di poppata, che perde pezzi di pelle e l’altro ancora dolorante dalla poppata di 4 ore prima. Se leggo tutto questo mentre il piccolo, che è stato un’ora attaccato, ha ancora fame.

La prima cosa che penso non è lo attacco ancora. La prima cosa che penso è PASSO ALL’ARTIFICIALE!

Perfect strangers – lo straniero

Misura circa 50cm e parla una lingua a noi sconosciuta. Ha esigenze simili alle nostre, ma non del tutto. Guarda il mondo con occhi sgranati e non capisce l’utilità di molte delle cose che lo circondano. La convivenza a volte risulta impossibile.

E’ nostro figlio, sproporzionato nelle fattezze, si muove a scatti frenetici o con movenze rallentate da ubriaco. Quando ha fame fa vibrare la testa con la bocca spalancata, quando ha sonno sbadiglia tanto intensamente che sembra stancarlo anche l’atto stesso di sbadigliare.

Leggenda vuole che io debba già amarlo alla follia, dal primo sguardo. E in effetti i primi giorni in ospedale provavo un certo attaccamento nei suoi confronti. Ma riflettendoci bene ero stanca, spaesata, stressata e devastata dal parto, mi sarei aggrappata a qualsiasi cosa, anche a un peluche, pur di non sentirmi sola e abbandonata. Infatti, una volta a casa, questo senso di attaccamento è venuto meno.

Ma infondo mi sembra anche normale, lo conosco si e no da un mese e non è che la conversazione mi abbia permesso di approfondire molto i suoi interessi. Spesso è impegnato in cose che non ci permettono di interagire (per quel poco che si può fare ora): mangiare, piangere, dormire, andare di corpo.

Nelle brevi pause in cui è tranquillo è possibile parlargli e ricevere qualche “ghè” di risposta, oppure un sorriso buttato un po’ a caso. Ho letto che può capitare che gli stranieri ciuccino al seno solo per avere una dose extra di coccole, a volte mi chiedo: ma se la volessi io? Perchè tutta la fatica fatta per capire i suoi bisogni rende fragili. Così lo riempio di baci, ma lui non capisce: apre la bocca tipo uccellino sperando di ricevere cibo. Allora lo stringo a me, ed era l’unica volta nella giornata che non voleva sentirsi contenuto e scoppia a piangere.

Bipolarismo bilaterale

“So che è impopolare, immorale, innaturale.. tutto quello che volete. Ma non mi piace allattare! La trovo una tortura, al di là degli orari, Riki non si attacca mai subito e quindi tutte le volte c’è il balletto davanti al capezzolo, poi finalmente si attacca, ciuccia forte, mi fa male e poi si stacca. Facciamo così due tre volte, poi finalmente si attacca bene, di nuovo male, ma poi passa. A metà si addormenta, tienilo sveglio, sveglialo di nuovo, si stacca e piange, si riattacca di nuovo dolore, poi passa. Si addormenta, no forse vuole l’altro seno, e si ricomincia da capo. Ho una vecchia crosta sul capezzolo e sull’altro si stanno formando dei puntini rossi che non mi piacciono per niente. Tieni pulito il seno se no viene la mastite, metti l’olio se no vengono le ragadi, a volte lo morde proprio, e mi fa un male cane. Ora per esempio mi pizzicano i capezzoli, altrimenti mi pizzica proprio il seno. E un seno ne ha di più e l’altro di meno, quindi tira da quello più dolorante-che produce anche meno col tiralatte, ne viene poco. Oltre tutto credo di averne più al mattino e poi col tempo ce nè meno, infatti solo al mattino goccia il latte, durante il giorno no. E non sai quanto ne prende, e non sai se gli basta. E ho paura mi venga qualcosa al seno. Ero partita bene, volevo allattare, ma non pensavo fosse così dura. Quello che mi frustra di più è il dolore quando si attacca e il fatto che ci mette una vita ad attaccarsi, mi strema. Per il resto sarebbe anche fattibile, ma questa cosa mi devasta e mi rende insicura.”

Questo è uno dei primi sfoghi pubblici che ho fatto, in un gruppo di mamme di luglio. Una specie di coming out, perchè è così, se la gestione generica del pupo è fattibile (pianti senza apparente causa e addormentamenti difficoltosi a parte), tutta la storia dell’allattamento è stato un vero disastro.

Ho deciso così di fare una pausa di riflessione, riabilitazione e cicatrizzazione. E’ vero forse le mie ragadi appaiono piccole e innocue, ma vi assicuro che confronto i dolori del parto sembravano gigantesche! Tremavo ogni volta che si avvicinava l’ora della poppata, e ogni tanto tremo anche adesso..

Al di là delle belle frasi ad effetto “allattare è un momento magico” che infastidiscono solo, so che è importante per il piccolo e anche a me una mano la dà. Ma certe notti penso solo intensamente “Passo all’artificiale e viviamo tutti felici e contenti!”, mentre gli sto dando l’aggiunta dopo un tentativo di poppata finito in tragedia (si contano due feriti e un bimbo urlante).

Ma la lotta interna non si limita a questi momenti di lieve bipolarismo. La lotta interna, quella che davvero logora comprende altre cose. Invidio persone decise pro o contro..  io invece non ci riesco a decidermi.. ogni volta che allatto soffro, e soffro anche dopo a livello fisico; quando cedo all’aggiunta soffro il doppio a livello emotivo, però se cedo un motivo ci sarà.. poi mi rendo conto di riempire il mio compagno delle mie teorie contrastanti: forse non gli basta, non è abbastanza sostanzioso, però magari provo ad attaccarlo, no diamogli l’aggiunta che piange disperato, mi fa ancora un male cane ma che dici è meglio se provo o è meglio se  faccio una pausa? e via dicendo..

Perchè io in genere non mollò mai. Cerco di superare ogni ostacolo. Però allattare si avvicina davvero poco all’atto d’amore, mentre è incredibilmente vicino alla tortura! E mi secca che il problema non sia il “non avere latte” ma il soffrire per darglielo.

Stiamo diventando una razza debole, vittime dell’evoluzione della medicina che ci permette di fare cose che altrimenti non potremmo fare. Come vivere nonostante un cuore difettoso, sopravvivere a malattie gravi e a tumori. Questo ci permette di vivere più a lungo o meglio, ma non fortifica la razza umana che sta diventando sempre più dipendete dalla medicina.

Prendete i parti: l’epidurale o gli altri metodi per soffrire meno, quante mamme ne fanno ricorso?
Una volta superato il parto..anche l’allattamento è spesso difficoltoso o doloroso. Perchè questo? Penso proprio sia perchè ci stiamo indebolendo, se non fisicamente, anche solo mentalmente. Sappiamo che ci sono le scappatoie e quasi sembriamo fanatiche se non le vogliamo usare: “Se c’è un rimedio, perchè dovrei soffrire?”.

Mi viene in mente una scena, dopo il parto, quando il ginecologo mi stava dando i punti. Mi chiede: ” Fa male?” io rispondo che era un po’ fastidioso, facendo spallucce. E lui risponde serio: “Ma deve dirmelo se fa male! Che gli metto più anestesia! Mica sono qui per farla soffrire!”. Stranamente il mio compagno ha capito al volo quello che pensavo e ha risposto per me “E’ che dopo tanto dolore, pensava fosse normale provare un po’ di fastidio!”.

I giorni di demenza in ospedale

Tutto è iniziato quando ero ancora in sala parto, la placenta non scendeva e i medici hanno avvicinato il piccolo al seno. Scoperto il seno, la dura triste verità: capezzolo piatto. E il piccolo non si attaccava.

Poi in una saletta a parte ho aspettato un paio d’ore (questo il tempo necessario per essere sicuri che non ci siano emorragie gravi, dopo un parto naturale) e hanno riprovato ad attaccare il piccolo, secondo verdetto: il bimbo ha il mento piccolo e non riesce a spingere bene. La tettarella di un biberon sembrava non servire a nulla.

Il primo giorno abbiamo provato con un paracapezzoli, enorme, che Riccardo non riusciva nemmeno a prendere in bocca, terzo verdetto: il piccolo apre poco la bocca. Siamo andati avanti a fatica tutto il primo giorno con quel paracapezzoli enorme. La sera vado al nido, esausta, lì mi rimproverano che avrei già dovuto avere il mio paracapezzoli e fanno la prova con un’altro, tutto bagnato che non si appiccica alla mia pelle, scivola e il bimbo non si attacca. Quarto verdetto: “Signora non so cosa dirle, lei ha il capezzolo piatto e il bambino è pigro. Glielo teniamo noi ‘sta notte.”. Risalgo il corridoio piangendo, mi sento impotente e  colpevole, sembra non ci sia via d’uscita.

Il secondo giorno non arriva più il momento di riprendere i bambini dal nido, una volta lì mi fermano per riprovare ad attaccarlo, intanto il peso del piccolo scende. Un’altra persona mi fa riprovare la tettarella della prima notte. Miracolo, Riccardo si attacca e ciuccia pure con gusto! C’è luce alla fine del tunnel! Passiamo così tutto il secondo giorno.

Il terzo giorno il peso è sceso ancora, mi dicono che se continua a scendere non mi fanno andare a casa l’indomani. Quinto verdetto: “Signora lei poi ha la pelle delicata, si rovina subito, gli ha già fatto un livido!”, no quella è una vecchia cicatrice a dire il vero… Passiamo così tutto il giorno da soli con la tettarella. Ci sono momenti in cui piango perchè so che non ci faranno uscire, e momenti in cui mi auto convinco che ora Riccardo si attacca bene, sta ciucciando quindi siamo a cavallo! Verso sera invece mi viene fatto sapere che il piccolo è sceso proprio troppo di peso e se il giorno successivo non si dovesse stabilizzare allora mi faranno restare un’altro giorno. Panico. Io mi impegno più che posso, lo attacco come mi dicono 10min per parte, lui però ciuccia e si addormenta. Intanto passano a dirmi frettolosamente come si fa la medicazione all’ombelico e mi raccontano come si fanno le spugnature (e io che immaginavo me l’avrebbero fatto vedere..)  Sono distrutta, la notte non dormo bene, nel frattempo in camera sono arrivate: una mamma di 6 figli, tanto per sentirmi ancora più imbranata; e poi una donna che ha partorito col cesareo in piena notte.. E io piango all’idea di dover rimanere bloccata lì per chissà ancora quanto.

Il quarto giorno è ufficiale non mi dimettono. Mi portano a tirare il latte, solo 10ml. Torno una seconda volta, mi chiedono: “Preferisce tirare prima il latte o provare ad attaccarlo?”, “Non lo so, mi dica lei cos’è meglio…”, …dopo un consulto prima mi fanno fare una poppata con doppia pesata (quasi 10 grammi) poi si va di tiralatte. Mentre davanti a me Riccardo viene allattato artificialmente da un’altra persona. Mi sono messa a piangere. E quello non capiva neanche perchè. Il mio piccolo non mangiava da giorni in modo decente e la prima persona che lo sfamava era un’estraneo (come se poi fosse chissà quanto difficile dargli un biberon). Sesto verdetto: “Comunque suo figlio è pigro, anche al biberon non si attacca molto!”
Nel frattempo mi procuro un paracapezzoli come dico io, che pare funzionare proprio bene, il piccolo ora ciuccia di più, torno comunque al nido per l’aggiunta.
La montata lattea sembra finalmente essere in arrivo, chiedo qualche consiglio all’unica che sembra ascoltarmi, lei mi dice che se preferisco quella notte sarei potuta andare ad allattare lì, di svegliare il bimbo dopo tre ore se non si fosse svegliato da solo.
Quella notte in particolare, stremata dalle visite dei parenti, dalla storia dell’allattamento, e dal sonno perso, vado a letto convinta che mi riprenderò perchè Riccardo ora dorme beato. E invece la madre della vicina del cesareo cerca di costringere la neonata ad attaccarsi al seno e la piccola strilla per tre ore filate. Così coi nervi a pezzi vado al nido a cercare asilo. Lì un’altra persona mi dice che non ha senso che io allatti da loro. Settimo verdetto: “Signora sta dormendo, non lo svegli!”. Torno depressa verso il mio letto, fortuna che una ginecologa nel frattempo era andata a vedere cosa stava succedendo e la situazione lì si era calmata.

Il quinto giorno, finalmente Riccardo ha preso peso, si torna a casa. Nel giro di poco faccio un’ultima visita, e poi al nido per le ultime cose del piccolo. Io mi aspettavo indicazioni su come e quando allattare, sulle dosi dell’aggiunta, su come pulire occhi, naso e orecchie. Invece vengo investita da informazioni burocratiche: codice fiscale, pediatra, ecografia anche, vaccini, vitamine… “Ma devo dargli l’aggiunta?”, “Si continui pure, poi deve fare quest..” sono state le uniche parole sul tema.

Ma l’importante infondo era uscire dall’ospedale, no?