Cronachette feline 4

Lacrime di coccodrillo

La scena è la seguente: Ricky piange, per noia, per coliche, per fame.. e tempo il terzo vagito arrivano i gatti che miagolano e ci guardano. E’ un miagolio strano, non glielo avevo mai sentito fare. Provate a immaginare il casino di un bambino che strilla e due gatti che fanno da coro. Inizi a non riuscire a gestire niente, ne il bambino ne i gatti!

Allattare in tandem

Tutti avevano paura che i gatti sarebbero stati gelosi e avrebbero espresso questa gelosia in maniere brusche. Gelosi in effetti lo sono, ma se Mork si limita a miagolare e chiedere coccole extra in tono sommesso. Mindy le coccole le pretende: richiede di continuo le crocchette buone, si struscia sulle gambe (cosa mai fatta prima) e sopratutto quando allatto arriva a facendo le fusa, si struscia sul viso e poi si mette sulla spalliera del divano.

Coosleeping

Se ne parla bene e male, il dormire tutti insieme nel lettone secondo me è una cosa molto bella e dolce, ma se fatta una volta ogni tanto. Le prime notti a casa volevo dormire e quindi il bimbo è stato posizionato in mezzo a noi. Successivamente la sera è stato fatto addormentare nel lettino. Però la mattina, quando siamo particolarmente stanchi e il pupo ha avuto una notte difficile di continui risvegli.. beh allora alle cinque dopo la poppata lo metto nel letto. E puntuali, se non erano già lì arrivano i gatti. Mork si posiziona in mezzo alle gambe di Lui e Mindy invece o sul cuscino sopra la mia testa oppure vicino al mio fianco. Più coosleeping di così!

RikyMindy

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L’altalena

Ci sono sentimenti contrastanti che nascono qualche settimana dopo la nascita del tuo bambino. Dopo insomma che si torna a casa propria e si vorrebbe inconsciamente tornare alle proprie abitudini.

Da un lato si prova un incredibile senso di protezione: non vuoi che pianga non tanto perchè è fastidioso sentirlo, ma perchè non vuoi che stia male (sopratutto per certi tipi di pianti disperati). Dall’altro lato quando proprio non c’è verso di farlo calmare vorresti solo gridargli di smetterla, chiuderlo in camera e andartene. A volte fai soltanto una delle tre cose, per poi pentirtene subito dopo.

Da un lato vorresti cullarlo e stringerlo per dargli tutto il tuo amore. Dall’altro al 10° giro della ninna nanna, inizi ad avere problemi a ricordarti quale strofa hai cantato prima, per cui la successiva la scegli a caso, rischi di cadere ad ogni giro della micro stanza in cui ci sono una scrivania, un armadio, un letto matrimoniale e il lettino, e finisci per rovinarti gli stinchi contro i bordi del letto mentre pensi, in successione: “Perchè stai lì tranquillo, sbadigli e non dormi? Questa casa è troppo piccola per tutti e tre! Dovrò fare sta vita per tutto il resto della mia vita??”.

Da un lato non vedi l’ora che dorma, per poter stare tranquilla, riposarti anche solo vagando su internet o guardando un film, coccolarti con il tuo compagno. Dall’altro quando dorme ti senti quasi in colpa, non lo stai curando, cullando, sfamando, coccolando!

Ci sono momenti in cui guardi “la creatura” e pensi quanto sia carino e simpatico (in genere quando è tranquillo e sta sorridendo). Altri (generalmente quando piange e non capisci perchè, oppure quando non dorme) in cui inizi a comprendere i meccanismi che hanno portato madri a buttarsi dal balcone, capisci meno perchè si portino dietro anche i figli però.

Ci sono momenti che ti immagini deliziose scenette sul futuro, o ti godi una passeggiata tutti e tre nel parco. Altri che ti chiedi “Ma cosa avevo in testa quando volevo metter su famiglia??”.

Ogni tanto pensi: “Però dai me la sto cavando bene! il piccolo piange poco, la maggior parte delle volte riesco a farlo stare tranquillo e sereno.”. Il momento dopo pensi:” Sono una madre fallita, appena posso lo sbologno al padre, neanche allattare so farlo tanto bene, e poi cos’è che faccio alla fine? Gli cambio un pannolino? Sai che roba!”.

A volte hai paura di fargli male anche chiudendo il pannolino. Altre volte hai paura di non riuscire a frenare gli scatti d’ira che ti colgono quando sei tanto per cambiare stanca e il picolo tanto per cambiare piange o non si addormentano o tutte e due le cose insieme.

D’altronde citando Trilussa: “L’amore è un’altalena di perdenti se si va pari c’è gia da star contenti.”.

Metodi di tortura moderni: deprivazione del sonno

E’ terribile, dopo due giorni a casa, ti ritrovi a vagare tipo zombie,  i pochi spazi liberi li usi per mangiare e andare in bagno.
Sei troppo stressata per dormire nei 15 minuti che dorme lui da solo.

Si sveglia di nuovo, lo cambi, forse ha fame, lo allatti. Ha ancora fame? Diamo l’aggiunta. Ha ancora fame? No non è possibile.
Lo cullo. No si mangia le manine. Però guarda ecco sbadiglia.

Ok, ora dorme, su di me. E io ora come faccio a dormire?

E poi piange di nuovo, tu cerchi di cullarlo per farlo dormire e i tuoi seni sprizzano latte di gioia, così ora devi tamponare le perdite, cercare le coppette, lasci in giro quella vecchia, trovi una lavetta ti pulisci, raccogli un pezzo di carta da terra

Sono stanca, i seni prosciugati che piangono lacrime di latte. I vestiti tutti chiazzati, il letto chiazzato, il pavimento chiazzato..ma della sua pipì.
Ho mal di schiena, la testa in panne, trovo stancante qualunque decisione, anche cosa fare ora che dorme.
E intanto la gente si offende se non la faccio venire a casa. E medito se trasferirmi dai miei non possa esser letta come una sconfitta.

I parenti lo rapiscono appena lo vedono e si arrabbiano se non possono essere sempre qui. Io ci ho pure provato, a fare venire qualcuno a darmi una mano. Ma sono state le due ore più lunghe della mia vita. Mi sentivo sotto giudizio, se lo faccio piangere penserà che non sono una brava madre! Allattare con il pubblico poi non mi piace, con tutte le varie difficoltà che ho non mi sembrava una grande idea, e neanche dargli il biberon, visto che magari poi possono venire strane idee a chi è venuto ad aiutarmi.

Perchè non capiscono, o non si ricordano com’è? Che c’è bisogno di tempo, anche per sbagliare e sopratutto di intimità per creare la nuova famiglia?

Perchè sembra che nessuno si ricordi com’è? Forse è autoconservazione, tipo il dolore del parto che si dimentica (confermo, io già non ricordo più nulla) perchè se no nessuno farebbe più figli..e questo è lo stesso!

E non sento attaccamento, non lo amo alla follia, tutt’al più mi sembra carino. Di contro lui non sembra riconoscere così tanto la mamma, il mio odore o la mia voce, tanto da essere calmato solo dalla mia presenza, e io così mi sento inadeguata e frustrata. Così piango mentre lui piange perchè non so più come calmarlo mentre sono letteralmente esausta. E se arriva Lui e lo calma, sono quasi gelosa.

Bignè

Ma non da mangiare.

E’ più o meno come mi sento io oggi.. (ma forse è dall’altro ieri che mi sento così), gonfia e un po’ schiacciata alla base, informe tutt’attorno. La glassa migliora la facciata, ma non basta a coprire gli strati di ciccia.

Il ripieno alla panna annebbia il mio cervello, mi sveglio e non sono in grado di avere un pensiero lucido, il caffè non serve, la pennichella pomeridiana mi stordisce solo di più.

Devo comprarmi un reggiseno decente, quello che attualmente sto utilizzando è elasticizzato, comodo si, funge però solo come contenitore per evitare che vaghino eccessivamente. Ma posso affermare che assolutamente non sostiene. Il mio seno si appoggia quindi stancamente, vittima del suo stesso peso, su quello che una volta era il mio stomaco. Le magliette si deformano, quasi uniformemente tra pancia e petto, facendomi sembrare proprio un bignè.

Avete presente la consistenza morbida e fragile del bignè? Che basta schiacciarlo appena la crema esce dappertutto? Ecco ieri mi è venuto da piangere così, eravamo in bagno io e Lui, ero contenta fosse tornato a casa. L’ho bloccato mentre stava per uscire, mi ha abbracciata, io sono crollata a terra piangente. Senza apparente motivo.
Poi siamo andati a cucinare.

Cronaca di una tragedia non annunciata

Fiumi di lacrime, non ho ancora pranzato e sono le due, oggi è una giornata escrementizia ok?

Partiamo da sta mattina, in cui ignara di tutto mi godevo il primo sole primaverile fuori e guardavo telefilm alla tv. Dopo del sesso mattutino e un’abbondante colazione pensavo proprio che la giornata sarebbe continuata tranquilla. Mi sentivo abbastanza in forze per sistemare un po’ la casa e fare due telefonate che dovevo fare da un po’.

Telefona Lui chiedendo un favore (avevo appena finito di fargliene uno) dicendomi che il primo favore non serviva più a niente e che, se potevo dovevo andare a ritirargli una cosa da un cliente così che potesse fare il lavoro in serata. Io dico che se la cosa gli arriva domani non è un problema perchè la gestisco io, ne sono capace gli faccio volentieri quel favore, ma non ho voglia di andare oggi a prenderla. Lui (non ho ancora ben chiaro perchè) lo prende per un affronto, inizia a sbraitare e trattarmi male e (pare) mi chiuda il telefono in faccia (cosa che non aveva mai fatto..), ma ammetto di non essermene neanche accorta perchè avevo già allontanato il cellulare dall’orecchio per chiudere io il telefono in faccia a lui.

Spengo il telefono e chiudo ogni comunicazione come quando avevo 16 anni, ed ero in preda agli ormoni adolescenziali (ma tanto sempre di ormoni si tratta), tiro fuori dalla lavatrice la biancheria e mi viene la malsana idea di chiamare per avere informazioni per il corso preparto. Al consultorio candidamente mi dicono di prenotare, perchè il corso bisogna farlo due mesi prima del parto. Ricordo all’infermiera che sono stati loro a non dirmi che dovevo prenotare, per ben due incontri.. poi chiamo il Cup, che non è una tazza ma un callcenter dove aspetto 5 minuti calcolati sul fuso orario di 4 stati quando finalmente un’altro imbecille mi risponde. Non ci sono posti per maggio al mio ospedale e in nessun altro centro nel raggio di 20km. Allora ringrazio e provo a richiamare nella speranza di trovare un’altro tizio a cui dire invece di cercare qualcosa ad aprile. Dopo altri 6 minuti di attesa intercontinentale, mi risponde uno molto più preparato e mi conferma l’assenza di posto, ma è sensibilmente dispiaciuto, tanto che gli spiego quello che è successo al consultorio. Lui prova a cercare una soluzione, ma non trovandola mi dice: io intanto le prenoto qui anche se è a maggio e non riuscirà a finire gli incontri, però lei provi in altri ospedali che noi riusciamo a vedere solo una zona, agli altri non abbiamo accesso. Richiamo il consultorio e l’infermiera candida mi dice: evvabbè non importa se non finisce gli incontri. Io le spiego che comunque sta dall’altra parte di dove abito io e mi è scomodo, le faccio presente di nuovo che non mi era stato detto di prenotare e che il prossimo incontro al consultorio è fra quasi un mese. A questo punto si deve essere sentita in colpa perchè mi dice che prova a vedere se si libera un posto al mio ospedale e nel caso mi chiama. Mi ritrovo comunque piangente, poi finalmente mi tranquillizzo un po’, se non altro per principio, così decido che avrei cercato in altri ospedali più tardi nel pomeriggio.

Mi chiama Lui a casa (che dopo 4 ore si è accorto che sono irraggiungibile altrove), per scusarsi, dando comunque la colpa a me per la litigata. Le lacrime partono di nuovo, io gli spiego che non gli stavo dando contro, ma semplicemente gli dicevo che l’avrei fatto io domani, non credo di averlo convinto del tutto, ma tra la voce stridula e le lacrime a fiotti che disturbano la telefonata, lui si scusa più volte. Mi fa promettere di accendere il cellulare di nuovo e dice che mi avrebbe richiamato poco dopo. Vorrei pranzare visto che era l’una e mezza ormai, ma mi ricordo di due cose, la roba da stendere e che dovevo pure fare pipì e chissà da quanto non c’ero andata. Mi reco in bagno.

Il bagno ha uno strato d’acqua di 1 cm che arrivato a più di 2 terzi del pavimento e cerca di arrivare alla porta. Non ricordo assolutamente quando avevo aperto l’acqua del bidet al gatto, ma questa è rimasta aperta penso per almeno due ore nelle quali ha guadagnato terreno. Panico, non trovo stracci in giro, cerco in tre posti, le lacrime ripartono, decido con moltissimo dolore di sacrificare gli asciugamani vintage che ci aveva regalato sua madre, così dopo li avrei finalmente relegati a stracci. Mi accorgo che il mucchio di roba da lavare sul pavimento non è riuscita ad arginare molto la diga ma si era comunque inzuppata e ora devo lavarla subito. Così mi sfogo con quei panni sporchi e li uso per assorbire l’ala est del disastro. Faccio avanti e indietro per la casa e recupero tutti gli asciugamani d’epoca della suocera. Trasferisco la roba troppo zuppa nella vasca e cerco di asciugare tutto. Ultimo asciugamano, il bagno è umido ma il peggio è passato, inizio ad asciugare bene il pavimento, ho il fiatone quasi ed ecco: Bum! Testata contro l’armadietto.

Mi parte una manata che fa tremare l’armadietto e un grido di rabbia (che non è da me di solito) infine un pugno al muro alè. A quel punto arrivano i gatti che se prima erano perplessi, ora mi annusano come fossi pazza. Penso al mio piccolo che chissà cosa sta passando lì dentro. Non si muove da sta mattina, probabilmente è preoccupato.

Morale?

  • il bagno è ancora lì con alcuni stracci a terra e forse anche un velo d’acqua
  • devo ancora fare pipì
  • devo ancora stendere la roba fuori
  • devo ancora mangiare
  • devo ancora accendere il cellulare
  • devo ancora sistemare la casa.. o meglio, la casa ora è più incasinata di prima!

 

Edit: l’infermiera colpevole mi ha trovato un posto in un luogo più vicino, il periodo è lo stesso ma meglio di niente. Almeno si è data da fare rimediando in parte il danno iniziale (io volevo vedere il reparto dove partorirò.. e conoscere gente che abita vicino a me. Per il primo punto dovrò organizzarmi diversamente, per il secondo forse così è risolto). Ora sono stanca morta ma devo comunque fare ancora un paio di cose.. Non vedo l’ora sia domani!