I giorni di demenza in ospedale

Tutto è iniziato quando ero ancora in sala parto, la placenta non scendeva e i medici hanno avvicinato il piccolo al seno. Scoperto il seno, la dura triste verità: capezzolo piatto. E il piccolo non si attaccava.

Poi in una saletta a parte ho aspettato un paio d’ore (questo il tempo necessario per essere sicuri che non ci siano emorragie gravi, dopo un parto naturale) e hanno riprovato ad attaccare il piccolo, secondo verdetto: il bimbo ha il mento piccolo e non riesce a spingere bene. La tettarella di un biberon sembrava non servire a nulla.

Il primo giorno abbiamo provato con un paracapezzoli, enorme, che Riccardo non riusciva nemmeno a prendere in bocca, terzo verdetto: il piccolo apre poco la bocca. Siamo andati avanti a fatica tutto il primo giorno con quel paracapezzoli enorme. La sera vado al nido, esausta, lì mi rimproverano che avrei già dovuto avere il mio paracapezzoli e fanno la prova con un’altro, tutto bagnato che non si appiccica alla mia pelle, scivola e il bimbo non si attacca. Quarto verdetto: “Signora non so cosa dirle, lei ha il capezzolo piatto e il bambino è pigro. Glielo teniamo noi ‘sta notte.”. Risalgo il corridoio piangendo, mi sento impotente e  colpevole, sembra non ci sia via d’uscita.

Il secondo giorno non arriva più il momento di riprendere i bambini dal nido, una volta lì mi fermano per riprovare ad attaccarlo, intanto il peso del piccolo scende. Un’altra persona mi fa riprovare la tettarella della prima notte. Miracolo, Riccardo si attacca e ciuccia pure con gusto! C’è luce alla fine del tunnel! Passiamo così tutto il secondo giorno.

Il terzo giorno il peso è sceso ancora, mi dicono che se continua a scendere non mi fanno andare a casa l’indomani. Quinto verdetto: “Signora lei poi ha la pelle delicata, si rovina subito, gli ha già fatto un livido!”, no quella è una vecchia cicatrice a dire il vero… Passiamo così tutto il giorno da soli con la tettarella. Ci sono momenti in cui piango perchè so che non ci faranno uscire, e momenti in cui mi auto convinco che ora Riccardo si attacca bene, sta ciucciando quindi siamo a cavallo! Verso sera invece mi viene fatto sapere che il piccolo è sceso proprio troppo di peso e se il giorno successivo non si dovesse stabilizzare allora mi faranno restare un’altro giorno. Panico. Io mi impegno più che posso, lo attacco come mi dicono 10min per parte, lui però ciuccia e si addormenta. Intanto passano a dirmi frettolosamente come si fa la medicazione all’ombelico e mi raccontano come si fanno le spugnature (e io che immaginavo me l’avrebbero fatto vedere..)  Sono distrutta, la notte non dormo bene, nel frattempo in camera sono arrivate: una mamma di 6 figli, tanto per sentirmi ancora più imbranata; e poi una donna che ha partorito col cesareo in piena notte.. E io piango all’idea di dover rimanere bloccata lì per chissà ancora quanto.

Il quarto giorno è ufficiale non mi dimettono. Mi portano a tirare il latte, solo 10ml. Torno una seconda volta, mi chiedono: “Preferisce tirare prima il latte o provare ad attaccarlo?”, “Non lo so, mi dica lei cos’è meglio…”, …dopo un consulto prima mi fanno fare una poppata con doppia pesata (quasi 10 grammi) poi si va di tiralatte. Mentre davanti a me Riccardo viene allattato artificialmente da un’altra persona. Mi sono messa a piangere. E quello non capiva neanche perchè. Il mio piccolo non mangiava da giorni in modo decente e la prima persona che lo sfamava era un’estraneo (come se poi fosse chissà quanto difficile dargli un biberon). Sesto verdetto: “Comunque suo figlio è pigro, anche al biberon non si attacca molto!”
Nel frattempo mi procuro un paracapezzoli come dico io, che pare funzionare proprio bene, il piccolo ora ciuccia di più, torno comunque al nido per l’aggiunta.
La montata lattea sembra finalmente essere in arrivo, chiedo qualche consiglio all’unica che sembra ascoltarmi, lei mi dice che se preferisco quella notte sarei potuta andare ad allattare lì, di svegliare il bimbo dopo tre ore se non si fosse svegliato da solo.
Quella notte in particolare, stremata dalle visite dei parenti, dalla storia dell’allattamento, e dal sonno perso, vado a letto convinta che mi riprenderò perchè Riccardo ora dorme beato. E invece la madre della vicina del cesareo cerca di costringere la neonata ad attaccarsi al seno e la piccola strilla per tre ore filate. Così coi nervi a pezzi vado al nido a cercare asilo. Lì un’altra persona mi dice che non ha senso che io allatti da loro. Settimo verdetto: “Signora sta dormendo, non lo svegli!”. Torno depressa verso il mio letto, fortuna che una ginecologa nel frattempo era andata a vedere cosa stava succedendo e la situazione lì si era calmata.

Il quinto giorno, finalmente Riccardo ha preso peso, si torna a casa. Nel giro di poco faccio un’ultima visita, e poi al nido per le ultime cose del piccolo. Io mi aspettavo indicazioni su come e quando allattare, sulle dosi dell’aggiunta, su come pulire occhi, naso e orecchie. Invece vengo investita da informazioni burocratiche: codice fiscale, pediatra, ecografia anche, vaccini, vitamine… “Ma devo dargli l’aggiunta?”, “Si continui pure, poi deve fare quest..” sono state le uniche parole sul tema.

Ma l’importante infondo era uscire dall’ospedale, no?

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7 pensieri su “I giorni di demenza in ospedale

  1. «Ma l’importante infondo era uscire dall’ospedale, no?» Penso proprio di sì. Pare un racconto del terrore quei cinque giorni di degenza.
    Vedrai che a casa tutto ti sembrerà più facile.
    Auguroni a Riccardo e a te. Ne avete bisogno.

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  2. Mi dispiace tantissimo per questo “calvario” e ti auguro che ora vada tutto bene. Ti capisco perchè anch’io ho avuto difficoltà con l’allattamento nei primi giorni e purtroppo in ospedale non mi hanno aiutata quasi per nulla. Da me c’era il rooming-in giorno e notte ma di notte non potevo avere nessuno vicino, dovevo chiamare loro per farmi aiutare avendo i punti e non riuscendo a muovermi.
    Neanche a dirlo arrivavano sempre dopo parecchio perchè c’era poco personale, perciò le mie notti sono state un incubo che ricorderò sempre, quando cercavo di prenderla per allattarla e mi faceva male ovunque. Già è difficile, non si sa bene come fare, anche loro devono imparare come ciucciare e se non trovi una posizione comoda o si attacca male è la fine.
    Non sono stata per nulla contenta dell’aiuto quasi nullo delle ostetriche e credo che a volte basterebbe anche un minimo di considerazione in più per evitare l’inferno alle neo mamme.
    Ti mando un abbraccio, ci sono appena passata anche se per fortuna sono andata a casa dopo tre giorni. Più si sta in ospedale peggio è, a casa con la propria tranquillità e i propri spazi va sempre tutto meglio, vedrai anche tu la differenza sia per te che per lui, senza il casino dell’ospedale.

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      • Mi ero persa il tuo commento, scusa!
        Sì sto allattando e sono perennemente scissa tra il “voglio arrivare allo svezzamento” e l’esasperazione da quelle che chiamo le poppate isteriche, quando ci arriva affamata e piangente (e magari ha mangiato due ore prima eh) e si attacca troppo voracemente così poi inizia a piangere disperata perchè deve fare il ruttino. E puoi stare certa che quando capita o c’è qualcuno in visita a casa, che inizia a chiedere perchè e per come e a guardarmi come se al posto del latte avessi chissá quale liquido guasto per farla piangere, oppure è l’ultima poppata della sera post bagnetto, così si riagita e tanti saluti al relax dell’acqua tiepida e delle cremine.
        Ho fatto l’errore di acquistare quello strumento malefico della bilancia chicco che è andata benissimo le prime settimane quando lei era meno di 55 cm e stava buona, ora che è giá 60 cm e appena ce la metti sopra inizia a sbracciare e sgambettare, segna un peso random. Quante notti mi sono addormentata piangendo perchè sembrava non crescere e pensavo fosse colpa del mio latte, poi la ripesavo il giorno dopo e magari c’era un etto e oltre di differenza.
        Quando mi chiedono se prende il mio latte sono orgogliosa di rispondere sì e ci tengo tantissimo ma non ti nego che mi sono fatta pianti su pianti soprattutto le prime settimane e a volte mi dico: “ho resistito comunque due mesi, male che vada non è proprio un brutto risultato.”
        Leggenda vuole che io sia stata allattata al seno solo poco più di un mese ma poi non ero cresciuta abbastanza perchè mia mamma era troppo esausta ed esaurita, oltre che giovanissima e con nessun aiuto a casa. Così ogni volta che passavo notti insonni e magari non riuscivo nemmeno a fare un pasto decente perchè non facevo in tempo, sentivo incombere lo spettro del “e se il mio latte non ha sostanza o se mi va via perchè sono troppo stanca?”
        Credo ancora che allattare sia importantissimo e stringo i denti per arrivare più avanti possibile ma ti capisco quando dici che non è per nulla facile…

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      • Io ho gli spettri di sua mamma che ha allattato solo un mese (e vorrei tanto superare anche solo per orgoglio!) e la mia che aveva pare poco latte e mi ha allattato fino a 4 mesi (e vorrei perlomeno uguagliare)..
        io continuo a cambiare idea, l’altro giorno per la mastite che mi è venuta volevo prendere le pillole per far andar via il latte, ieri che andava meglio e al seno senza mastite si è attaccato bene senza dolori ero convinta a continuare.. oggi (avendo ieri incasinato un po’ le poppate e sovrastimolato i capezzoli) mi faceva di nuovo male.. che calvario!

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      • La mastite deve essere tremenda, mi spiace! Per quel che vale l’opinione di una quasi-sconosciuta come me, per me stai facendo giá tantissimo. So quanto è difficile e doloroso allattare e io non ho avuto mastiti o ragadi, almeno per ora. Quindi sei stata bravissima e non pensare a quello che hanno fatto altre mamme, compresa la tua.

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