La doppia vita


Strano libro (che ho faticato assai a portare avanti) che su una base di racconto comune della gravidanza si sbilancia ora totalmente sulla vita privata della scrittrice e ora su dettagli medici molto tecnici! Lunghe divagazioni quindi, impregnate talvolta di lunghi elenchi di oggetti o idee.

Non so, forse non doveva sbilanciarsi così tanto, perchè dei dettagli del suo rapporto con il compagno non è che mi interessasse molto (sopratutto quelli di quando si sono conosciuti, ma che c’entrano?), come non mi interessava molto di tutte le fasi del travaglio secondo per secondo che ho scritte anche sul manuale della gravidanza.

Nel complesso ho trovato il libro interessante da metà in poi, ovvero dagli ultimi mesi di gravidanza alla nascita della bambina. Prima divagava troppo sulla sua vita di ballerina e inegnante, sul suo appartamento e sul suo compagno oltre che su sua madre, sua sorella…ecc.
Dal travaglio in poi abbondano descrizioni tecniche di fenomeni come il parto, l’allattamento, però nel mezzo poi si trovano anche alcune cose carine su cui riflettere.

“Quando arrivammo a casa, ero esausta, ma seguii Kory e Ella su per le scale. Il nostro appartamento mi parve freddo, vuoto e molto più grande. Non era adatto a un neonato. Ci fermammo nell’ingresso guardandoci e dandoci un’occhiata intorno. Dove dovevamo metterla? Sul divano? Sul pavimento? Sul letto? Nella culla? In camera nostra o nella sua? Sembrava una scelta di cruciale importanza. Di certo esisteva il punto giusto, ma forse noi avremmo scelto quello sbagliato. La piccola sembrava del tutto fuori posto, e anche noi. Posammo il seggiolino da viaggio in mezzo al nostro letto matrimoniale e ci sembrò troppo provvisorio e isolato. Incapace di trovare una soluzione migliore aprii la cintura di sicurezza, sollevai Ella dal seggiolino e decisi di tenerla in braccio, il luogo che più le apparteneva. Kory tolse la copertura al divano letto, le cambiò il pannolino e la appoggiò al mio fianco, tutta infagottata. Io usai una copertina per coprirmi senza disturbarla. Ella era distesa contro di me, il mio braccio piegato a proteggerle la testa, un affarino caldo e solido. Me ne restai ferma cercando di abituarmi alla sua presenza, poi Kory ci raggiunse e riposammo, tutti e tre, nel pomeriggio assolato. Trascorsero alcuni minuti o forse un’ora. L’appartamento era silenzioso. Ella dormiva. Restammo lì, sentendoci una famiglia, per un lungo periodo fuori dal tempo, domandandoci cosa sarebbe accaduto in seguito.”

(La doppia vita – Il quarto trimestre)

Sul finale poi si perde di nuovo in morbose descrizioni e lunghe divagazioni, si parla di apprendimento e di linguaggio e della meraviglia con cui un bambino si esprime.

Diciamo che mi aspettavo di sicuro un testo più riflessivo, più evocativo di riflessioni e meno di oggetti cose o situazioni personali. Il tono in cui è scritto è molto pacato e la narrazione lenta. Lei è anche una brava scrittrice, ma forse andava delineato meglio il tema e l’organizzazione della trama.

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