Cronaca di una tragedia non annunciata

Fiumi di lacrime, non ho ancora pranzato e sono le due, oggi è una giornata escrementizia ok?

Partiamo da sta mattina, in cui ignara di tutto mi godevo il primo sole primaverile fuori e guardavo telefilm alla tv. Dopo del sesso mattutino e un’abbondante colazione pensavo proprio che la giornata sarebbe continuata tranquilla. Mi sentivo abbastanza in forze per sistemare un po’ la casa e fare due telefonate che dovevo fare da un po’.

Telefona Lui chiedendo un favore (avevo appena finito di fargliene uno) dicendomi che il primo favore non serviva più a niente e che, se potevo dovevo andare a ritirargli una cosa da un cliente così che potesse fare il lavoro in serata. Io dico che se la cosa gli arriva domani non è un problema perchè la gestisco io, ne sono capace gli faccio volentieri quel favore, ma non ho voglia di andare oggi a prenderla. Lui (non ho ancora ben chiaro perchè) lo prende per un affronto, inizia a sbraitare e trattarmi male e (pare) mi chiuda il telefono in faccia (cosa che non aveva mai fatto..), ma ammetto di non essermene neanche accorta perchè avevo già allontanato il cellulare dall’orecchio per chiudere io il telefono in faccia a lui.

Spengo il telefono e chiudo ogni comunicazione come quando avevo 16 anni, ed ero in preda agli ormoni adolescenziali (ma tanto sempre di ormoni si tratta), tiro fuori dalla lavatrice la biancheria e mi viene la malsana idea di chiamare per avere informazioni per il corso preparto. Al consultorio candidamente mi dicono di prenotare, perchè il corso bisogna farlo due mesi prima del parto. Ricordo all’infermiera che sono stati loro a non dirmi che dovevo prenotare, per ben due incontri.. poi chiamo il Cup, che non è una tazza ma un callcenter dove aspetto 5 minuti calcolati sul fuso orario di 4 stati quando finalmente un’altro imbecille mi risponde. Non ci sono posti per maggio al mio ospedale e in nessun altro centro nel raggio di 20km. Allora ringrazio e provo a richiamare nella speranza di trovare un’altro tizio a cui dire invece di cercare qualcosa ad aprile. Dopo altri 6 minuti di attesa intercontinentale, mi risponde uno molto più preparato e mi conferma l’assenza di posto, ma è sensibilmente dispiaciuto, tanto che gli spiego quello che è successo al consultorio. Lui prova a cercare una soluzione, ma non trovandola mi dice: io intanto le prenoto qui anche se è a maggio e non riuscirà a finire gli incontri, però lei provi in altri ospedali che noi riusciamo a vedere solo una zona, agli altri non abbiamo accesso. Richiamo il consultorio e l’infermiera candida mi dice: evvabbè non importa se non finisce gli incontri. Io le spiego che comunque sta dall’altra parte di dove abito io e mi è scomodo, le faccio presente di nuovo che non mi era stato detto di prenotare e che il prossimo incontro al consultorio è fra quasi un mese. A questo punto si deve essere sentita in colpa perchè mi dice che prova a vedere se si libera un posto al mio ospedale e nel caso mi chiama. Mi ritrovo comunque piangente, poi finalmente mi tranquillizzo un po’, se non altro per principio, così decido che avrei cercato in altri ospedali più tardi nel pomeriggio.

Mi chiama Lui a casa (che dopo 4 ore si è accorto che sono irraggiungibile altrove), per scusarsi, dando comunque la colpa a me per la litigata. Le lacrime partono di nuovo, io gli spiego che non gli stavo dando contro, ma semplicemente gli dicevo che l’avrei fatto io domani, non credo di averlo convinto del tutto, ma tra la voce stridula e le lacrime a fiotti che disturbano la telefonata, lui si scusa più volte. Mi fa promettere di accendere il cellulare di nuovo e dice che mi avrebbe richiamato poco dopo. Vorrei pranzare visto che era l’una e mezza ormai, ma mi ricordo di due cose, la roba da stendere e che dovevo pure fare pipì e chissà da quanto non c’ero andata. Mi reco in bagno.

Il bagno ha uno strato d’acqua di 1 cm che arrivato a più di 2 terzi del pavimento e cerca di arrivare alla porta. Non ricordo assolutamente quando avevo aperto l’acqua del bidet al gatto, ma questa è rimasta aperta penso per almeno due ore nelle quali ha guadagnato terreno. Panico, non trovo stracci in giro, cerco in tre posti, le lacrime ripartono, decido con moltissimo dolore di sacrificare gli asciugamani vintage che ci aveva regalato sua madre, così dopo li avrei finalmente relegati a stracci. Mi accorgo che il mucchio di roba da lavare sul pavimento non è riuscita ad arginare molto la diga ma si era comunque inzuppata e ora devo lavarla subito. Così mi sfogo con quei panni sporchi e li uso per assorbire l’ala est del disastro. Faccio avanti e indietro per la casa e recupero tutti gli asciugamani d’epoca della suocera. Trasferisco la roba troppo zuppa nella vasca e cerco di asciugare tutto. Ultimo asciugamano, il bagno è umido ma il peggio è passato, inizio ad asciugare bene il pavimento, ho il fiatone quasi ed ecco: Bum! Testata contro l’armadietto.

Mi parte una manata che fa tremare l’armadietto e un grido di rabbia (che non è da me di solito) infine un pugno al muro alè. A quel punto arrivano i gatti che se prima erano perplessi, ora mi annusano come fossi pazza. Penso al mio piccolo che chissà cosa sta passando lì dentro. Non si muove da sta mattina, probabilmente è preoccupato.

Morale?

  • il bagno è ancora lì con alcuni stracci a terra e forse anche un velo d’acqua
  • devo ancora fare pipì
  • devo ancora stendere la roba fuori
  • devo ancora mangiare
  • devo ancora accendere il cellulare
  • devo ancora sistemare la casa.. o meglio, la casa ora è più incasinata di prima!

 

Edit: l’infermiera colpevole mi ha trovato un posto in un luogo più vicino, il periodo è lo stesso ma meglio di niente. Almeno si è data da fare rimediando in parte il danno iniziale (io volevo vedere il reparto dove partorirò.. e conoscere gente che abita vicino a me. Per il primo punto dovrò organizzarmi diversamente, per il secondo forse così è risolto). Ora sono stanca morta ma devo comunque fare ancora un paio di cose.. Non vedo l’ora sia domani!

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